Articolo pubblicato su “La Stampa”

Egregio direttore,

mi ha lasciato parecchio amaro in bocca l’intervista che il 3 Marzo 2011 il Prof. Umberto Veronesi, uno tra i più illustri scienziati italiani,  ha concesso a “La Stampa” sulle questioni legate alla reintroduzione del nucleare in Italia. Veronesi è un oncologo ed è tra i pochi scienziati che, in un paese che conosce poco e poco ama la scienza, ha il  privilegio di potersi rivolgere direttamente all’opinione pubblica. Proprio per questo ha anche una responsabilità grande. Il senso di frustrazione che ho provato leggendo l’intervista deriva, più che dalle cose dette dall’intervistato che fanno parte di una ben orchestrata e ben visibile campagna in favore della reintroduzione del nucleare avviatasi da qualche tempo in Italia, dalle cose sottaciute. Vorrei evitare, anche per ragioni di brevità, di avanzare i miei dubbi su diverse affermazioni avanzate dal prof. Veronesi nella sua intervista e limitarmi ad elencare alcune delle cose non dette.

  1. Il nucleare non sta affatto sviluppandosi impetuosamente nel mondo. Esaminando i dati effettivamente disponibili si vede che nel mondo il numero di reattori nucleari è rimasto all’incirca costante negli ultimi venti anni.
  2. Il problema del deposito delle scorie radioattive che devono essere messe in sicurezza per alcune decine di migliaia di anni non è affatto risolto né facilmente risolubile. Il più completo e mastodontico progetto mai concepito in questo campo (il sito di Yucca Mountain in Nevada) è in crisi e dopo 22 anni di dibattiti e circa 8 Miliardi di dollari di spese preventive il progetto è stato sospeso nel 2009 dall’amministrazione Obama con l’indicazione della necessità di nuove strategie per il deposito delle scorie.
  3. I combustibili nucleari sono soggetti ad andare ad esaurimento esattamente come il petrolio e il gas naturale in tempi non infiniti. L’Italia non ha risorse in termini di combustibili nucleari.
  4. Le energie alternative non sono solo una risorsa buona al più per scaldare l’acqua in una casetta di campagna, come dice l’intervistato. Anche in Italia assistiamo ad un risveglio delle rinnovabili pur rimanendo molto distanti da paesi come la Germania.  Nel 2009 l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili (dati TERNA) è cresciuta del 19% rispetto all’anno precedente raggiungendo 69 TWh (Terawattora) una quantità equivalente ai consumi domestici nazionali. Ancora poco, d’accordo, perché mancano i consumi elettrici di industria agricoltura e terziario che insieme ammontano a tre volte tanto ma il dato non può essere ridicolizzato.
  5. C’è un grande potenziale per le alternative in Italia e nel mondo. La collocazione del nostro paese in termini geologici, crea problemi (terremoti) ma offre un grande potenziale per l’energia geotermica ancora assolutamente poco sfruttato. Il sole ci inonda annualmente con una energia pari a 8000 volte i consumi globali del pianeta. Questo dato non può non far riflettere e molto lavoro va avanti nella ricerca mondiale per migliorare lo sfruttamento del solare. Il Prof. Veronesi ci insegna che patologie che sembravano incurabili venti anni fa oggi lo sono grazie anche al lavoro di scienziati come lui. Perché questo non può avvenire anche nel campo dell’energia del sole?  La scienza e la tecnologia europee hanno grandi progetti: molti premono per riconvertirci al nucleare e pochi parlano di DESERTEC, un progetto da 400 miliardi di Euro a guida tedesca per un sistema integrato di solare termico, eolico e fotovoltaico per produrre energia elettrica in nord Africa da veicolare, con sistemi innovativi, in Europa.

Gli argomenti insomma sono molti e quando si parla di un tema delicato come quello energetico bisognerebbe esporli tutti incluso quello della lotta agli sprechi che è non solo una esigenza di carattere etico ma che può diventare, qui e oggi, uno strumento formidabile per la riduzione dei consumi e della dipendenza energetica e nello stesso tempo un motore per uno sviluppo economico sano e rispettoso del nostro vecchio e malandato pianeta.

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